L’affascinante pesca del pesce spada è praticata da sempre nello stretto di Messina ed è simbolo di un’importante attività economica ma anche espressione di una profonda passione.
È un lavoro, ma allo stesso tempo un’arte che si tramanda da molte generazioni: i pescatori del pesce spada hanno vissuto, e vivono tutt’oggi, in simbiosi con il mare.
Nel XVI secolo, in seguito al diffondersi della cultura per effetto dell’invenzione della stampa, numerose fonti storiche cominciano a descrivere le tecniche di cattura del pesce spada.
Si viene così a sapere che il pesce spada veniva catturato facendo ricorso ad un ingegnoso sistema di vedette poste sulla sommità di un altissimo albero issato al centro di una grossa imbarcazione, detta Luntru.
Nel XVII secolo la caccia al pesce spada, oltre che valida risorsa economica, diviene gradito spettacolo di cui tutti potevano godere. Su ogni altura dell’ampio tratto di mare tra Sicilia e Calabria si posizionavano le vedette che, una volta avvistato il pesce spada, ne segnalavano il passaggio, con grida e il gesto convenzionale dello sventolio di banderuole e drappi bianchi. I pescatori posizionati ai piedi delle rupi, attendevano il segnale a bordo di speciali natanti che partivano a forte velocità per raggiungere il grosso pesce, prima che questo fuggisse o che altri potessero essere più lesti.
Nel XVIII secolo le cosiddette “barche-osservatorio” presero il nome di Feluche, le quali avevano un albero più alto dell’ordinario, munito di piccole traverse che formavano una scala. Sulla cima c’era un uomo per l’avvistamento del pesce spada e, affiancato ad ogni Feluca, si ormeggiava l’agile Luntro, dove prendeva posto il fiocinatore. Dopo la cattura, il pesce spada veniva disposto sulla “barca della morte” in modo da liberare il Luntro per una nuova battuta di caccia.
Nel primo ‘900 si sviluppa l’uso di barche a motore, ma la tradizione delle barche a remi per la cattura del pesce spada tiene duro rispetto all’evoluzione della tecnica; il Luntro viene modificato con l’inserimento di una passerella disposta a poppa che consente al fiocinatore di posizionarsi silenziosamente sulla verticale rispetto al pesce, riducendo la distanza a vantaggio della precisione. Solo alla metà del 1900 il Luntro cede il passo all’imbarcazione a motore, il cui utilizzo incrementa di gran lunga il pescato. Il veloce sviluppo della meccanica e l’uso dell’acciaio al posto del legno consente di realizzare delle imbarcazioni a motore con alberi di altezze di oltre 20 mt., inimmaginabili fino a pochi anni prima, e con passerelle di prua di altrettanta lunghezza. Il rendimento di queste imbarcazioni scoraggia i pescatori dall’uso della Feluca e del Luntro che vengono tristemente tirati a secco.
Oggi la pesca del pesce spada avviene con sofisticate imbarcazioni motorizzate, conosciute come “passerelle”, che assolvono a tutte le funzioni, dall’avvistamento alla cattura al recupero della preda, e sono caratterizzate da altissimi alberi e lunghe passerelle, anche se nell’ambiente dei pescatori si usa ancora l’antico nome di Feluca. L’unica cosa rimasta invariata è l’arte della vedetta e del fiocinatore che si tramanda da generazioni e che caratterizza ancora la pesca del pesce spada nella zona di Messina e della Calabria.
La filiera del pesce spada termina con la preparazione di prelibati piatti che caratterizzano la cucina messinese. Tra i più famosi: “’a ffedda rustuta cu sammurigghiu”, “i bracioli”, ”‘a ghiotta” e “’u pisci spadu rusulato”.
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