Dopo pallavolo e calcio, anche il più impronosticabile degli sport indoor approda sulle spiagge: il basket. La natura stessa del gioco, imperniato sul regolare rimbalzo del pallone su un campo di parquet o linoleum, non consiglierebbe di riproporre il palleggio – meccanismo fondamentale del basket “normale” – su una spiaggia. La difficoltà tecnica di fronte alla voglia di mare, sole e divertimento non scoraggia però gli amanti della pallacanestro, che hanno reinterpretato le norme del gioco adattandolo alle evenienze ed alle locations dell’estate. Nasce quindi il “Beach Basket”. Al canestro viene sottratto il tabellone, ed il sostegno diviene un solo supporto centrale; il gioco si può sviluppare su un campo che va inteso in senso circolare, con il canestro posto al centro. Il “bersaglio” è posto ad una altezza di 2,80 mt da terra anziché ai canonici 3,05 mt dei campi regolari, tenendo conto dello sforzo supplementare richiesto dal saltare e correre su una superficie sabbiosa. Il palleggio è ovviamente abolito, ed il pallone (quello regolamentare da pallacanestro, in cuoio, del peso approssimativo di 400 gr.) viene giocato mediante passaggi ed un massimo di due passi e mezzo – regola di derivazione direttamente americana – che ciascun giocatore può effettuare, anche se non partendo da fermo ma solo se già in movimento. Le squadre sono generalmente composte da 4 giocatori “attivi” e due in panchina, pronti a subentrare. I giocatori vengono chiamati “Hoopsters”, termine il cui etimo si ispira al verbo “hoop” (in inglese letteralmente “cerchiare”), unito al suffisso “–sters” che indica un legame diretto con la pratica di una qualche attività. Il riferimento è ovviamente alla forma circolare del campo. La natura ipercinetica di questo sport in costante ascesa prevede che non ci siano dei confini per il terreno di gioco, fatta salva ovviamente l’incolumità e la tranquillità degli altri bagnanti.
La disciplina nasce grazie ad un insegnante di educazione fisica americano, Philip Bryant, che oltre tre decenni fa elaborò questa alternativa agli sport indoor per i suoi studenti della “Gulf Shores School”, in Alabama. Il Beach Basket si è poi diffuso progressivamente nel resto degli USA e nel resto del mondo grazie alla World Beach Basketball Association, una federazione che organizza anche le edizioni dei campionati del mondo in località di tutto il pianeta. Nel 2005 il 12° torneo mondiale si è svolto proprio a Gulf Shores, “culla” del gioco. La federazione ha diviso i continenti in “Regions”, aree territoriali nelle quali sono svolte le attività del movimento. L’Italia rientra in quella che è denominata la “Riviera Region” numero 29, assieme a Portogallo, Spagna e Francia.
La voglia di basket da bagnasciuga ha però “partorito” anche un ulteriore connubio tra canestri e sabbia, una versione più europea del Beach Basket, molto simile a quella americana ma concepita su un campo rettangolare delle dimensioni di 20 metri per dieci, con due canestri muniti di tabellone. Se nel Beach Basket i tiri a bersaglio valgono 2 o 3 punti, a seconda della distanza dal canestro, il “One on One” (questo il nome del gioco confratello) si basa sui 2 punti standard, che diventano 1 quando il giocatore effettua un tiro libero per fallo ricevuto.
Come dicono gli amanti del gioco, a parte le differenze, finchè c’è basket, c’è speranza. |