La storia dello sport è ricca di imprese al confine tra performance atletica e leggenda. Questo è più che mia vero nel caso di Paul Caffyn, detto “The Kayak Machine”, geologo neozelandese animato da una passione (smodata) per la canoa e le esplorazioni costiere. La sua “carriera” di “pagaiatore estremo” comincia all’età di nove anni con tranquille escursioni sulle placide correnti del Brisbane River e prosegue sul medesimo tenore fino alla seconda metà degli anni ‘70. E’ solo nel 1977 infatti che egli comincia ad intraprendere escursioni in mare, allenandosi ad affrontare insidie diverse da quelle dei corsi d’acqua dolce. Il suo mezzo di locomozione rimane una canoa ad un posto del tipo più semplice: si tratta di un kayak modello “Eskimo style” utilizzato dalla maggior parte degli amatori del settore. Niente tecnologia particolare, solo forza delle braccia e curiosità da vendere, quindi.
L’epopea delle sue oltre 35.000 miglia complessive percorse a bordo di una canoa in mare è costruita da tappe progressive. Si comincia con delle “semplici” escursioni attorno ad isole della Nuova Zelanda. Nel 1978 il geologo – navigatore neozelandese circumnaviga varie isole dei mari neozelandesi in compagnia di un altro ardimentoso, Max Reynolds, che racconterà poi il viaggio dei 5200 km coperti in 112 giorni di navigazione a remo nel libro “Obscured by Waves”, divenuto un classico del genere. Il successivo libro – “Cresting the Restless Waves” – documenta invece il viaggio del 1979, sempre in quei mari, per una lunghezza di 1700 miglia marine, con un passaggio anche nello Stretto di Cook. Stavolta l’impresa è compiuta in solitaria. Paul si avvale nuovamente della compagnia del “socio” Reynolds per chiudere una sorta di “trilogia del viaggio neozelandese”, con un ultima pagaiata di oltre mille miglia. Dopo averci preso gusto, Caffyn parte per la Gran Bretagna con un solo scopo: circumnavigarla tutta. Giunge in Inghilterra in aereo, ma subito prende il mare con la sua fida canoa per dare “una occhiata” alle coste della antica Albione, dalle bianche scogliere di Dover alle aspre scogliere scozzesi sull’Atlantico, passando per il Galles e le coste irlandesi. In compagnia del canottiere inglese Nigel Dennis si ferma solo a giro compiuto, dopo una passeggiata di 2200 miglia in 85 giorni. Ma il meglio doveva ancora arrivare.
E’ il 1981, tempo di imbarcarsi in quello che le statistiche e l’epica marinaresca ricordano come il viaggio più lungo mai intrapreso da una piccola imbarcazione: 15.000 km – o 9.420 miglia marine, se preferite – per girare tutto intorno all’Australia, l’isola grande quanto un continente. Un viaggio protrattosi per oltre un anno, sopravvivendo a squali, coccodrilli, cicloni, naufragando in un isoletta chiamata icasticamente “Coral Sea”, vivendo tutte le paure e le suggestioni di un uomo abbandonatosi al confronto più diretto e selvaggio con la natura. Partì da Melbourne ed a Melbourne arrivò, solo che dal lato opposto. Il cerchio era chiuso, ma non la sua voglia di pagaiare.
Le sue avventure sono continuate poi lungo le coste del Canada, del Giappone, dell’Alaska, della Thailandia. Il curriculum di viaggio perfettamente esemplificativo dell’animo e della tenacia di un uomo denominato “The Kayak Machine”.
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