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  LE ATLANTIADI


 
Sport nuovo, radici antiche

di Luigi Aric̣
21.11.2005
Bazzicando le spiagge a qualunque latitudine sarà capitato a molti di assistere con leggero stupore alla incredibile creatività dimostrata dall'uomo nello sfruttare la superficie del mare come una pista o un circuito sul quale ambientare sfide alla forza di gravità (e a volte anche a quelle della logica, volendo trincerarsi in un atteggiamento appena più cinico). Gente che sfreccia sulle onde con degli sci ai piedi, o a cavallo di enormi tubolari insufflati di aria e trainati da un gommone ad alta velocità. L'elenco va arricchendosi, di anno in anno, tra la nascita di semplici mode e vere e proprie discipline sportive. Una delle innovazioni recentemente balzata agli onori della ribalta è senz'altro il kite-surfing, i cui interpreti possono riconoscersi facilmente, essendo trainati sulle acque grazie al supporto di un paio di sci acquatici oltre che alla energia di propulsione del vento, catturato da enormi aquiloni. Il kite-surf è anche chiamato kite board o, più di rado fly-surf, richiamando la comunanza che esso vanta con il volo. Come nella maggior parte delle attività nelle quali la componente della velocità è essenziale, il kite-surf è annoverato tra gli sport estremi, motivo per il quale gli esperti consigliano di iniziare la pratica solo dopo una accurata preparazione teorica e non, con l'ausilio di insegnanti già esperti.

A dispetto della sua veste sbarazzina e giovane del kite-surf, espressione di quella cultura marina tutta legata ai miti della West Coast americana e alle iconografie atlantiche ed australi, le radici antiche della disciplina, o almeno i principi sui quali la stessa si basa volano indietro nei secoli, fino alla Cina del 12° secolo, per la precisione. Furono proprio i cinesi infatti ad applicare il principio della propulsione a vela a grossi aquiloni, ai quali collegavano le loro canoe e piroghe. La possibilità dell'aquilone di catturare venti più vigorosi ad una buona altezza dal suolo li incoraggiarono a perfezionare l'artificio fino a renderlo patrimonio invalso della loro cultura tecnica. Altro passaggio tecnico epocale è quello legato alla figura dell'ingegnere statunitense George Pocock, il quale, innamorato della idea della propulsione eolica a mezzo aquilone, disegnò la struttura della vela a quattro corde ancora oggi in uso, ed eravamo solamente nel 19° secolo. L'applicazione dei suoi ritrovati fu utilizzata per spostamenti sia via terra che via mare, oltre che per la mobilità sui pack ghiacciati, territori impervi per gli autori delle spedizioni scientifiche antartiche.

La definitiva evoluzione in senso «popolare» di questa tecnica di trasporto nelle sue vesti di disciplina sportiva è stata favorita sino alla fine degli anni '80 del 20° secolo dal continuo progresso nel campo dei materiali che ha reso le vele-aquilone ed i relativi cordami leggeri e resistenti, i boma grazie ai quali i kite surfers si collegano alla vela funzionali e praticamente indistruttibili. La spettacolarità della disciplina ha poi fatto il resto. L'enorme capacità propulsiva del vento è in grado di sollevare con incredibile potenza gli atleti sulla cresta delle onde, consentendo loro evoluzioni acrobatiche di grande impatto emotivo e spettacolare. Come ogni disciplina che si rispetti, anche il kite-surf ha delle sue partizioni interne, delle specializzazioni. Esistono quindi della varianti legate alle diverse possibilità di «navigazione». Ecco che quindi un atleta può scegliere di planare sulle onde, il free style, maggiormente legato alle acrobazie, o ancora la velocità pura. Per chi desiderasse approfondire la conoscenza con questa disciplina, segnaliamo il sito della Federazione Italiana Kite-Surf, disponibile all'indirizzo www.fki.it, con notizie circa gli eventi e le competizioni in Italia e nel mondo.
 
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