Kamapua’a: il dio cinghiale di Kauaii Miti d'Oceania (Parte III) Viviana Francone
02.08.2009
La mitologia occidentale è popolata di animali fantastici, leggendari, mostruosi: centauri, arpie, sirene, cerberi e altri. Il mondo oceanico, invece, non obbedisce a questo schema. Gli hawaiiani dei primordi non avevano bisogno di salti pindarici nella fantasia più sconfinata: erano, infatti, un popolo concreto e concreti erano anche i loro miti. Pesci, cinghiali, cani, maiali: questo era dunque lo scenario in cui maturavano le cosmogonie e le storie dedicate alla loro origine ancestrale. Semplici animali, quindi, come protagonisti, ma con una particolarità: essi erano impregnati di una grandiosa violenza, l’unico connotato che li liberava dagli stretti legami con la realtà. Il dio-squalo ne è un esempio: le fonti narrano che avesse tendenze al cannibalismo. Si tratta allora di una mitologia rude, materiale che prende forma soprattutto nel mito di Kamapua’a, capace di trasformarsi a piacimento in cinghiale, pesce, maiale. Le sue storie sono ricolme d’avventura, terrore e punizioni inferte agli abitanti delle terre in cui questo ribaldo mitologico si reca per far razzie. Nella narrazione che segue, l’acqua, sorgente di vita, diventa addirittura dispensatrice di morte, allo scopo di punire coloro i quali attraversano la strada del dio. Il noto furfante Kamapua’a giunge sull’isola Kauaii sotto forma di pesce nero, si trasforma in maiale e si mette a cercare acqua nella sabbia. Dopo un lauto pasto a base di tutte le patate dolci e canne da zucchero disponibili, finalmente si addormenta. Ma diviene talmente grasso che servono venti uomini per portarlo al villaggio, dove viene preparato un forno per cucinarlo. Quando però la tribù è sul punto di strangolarlo, Kamapua’a rompe tutte le funi e si trasforma in un bel guerriero dal mantello piumato. Rimessosi in cammino, si imbatte nei due spiriti guardiani di una fonte che si rifiutano di dargli dell’acqua: così egli si tramuta in cinghiale e scava nel profondo della terra per cercare una sorgente, trasformando anche i due spiriti in grossi massi che poi scaraventa nel fondovalle. Ne nasce una sorgente da cui sgorga tanta acqua da poter essere trasportata alle altre isole. Kamapua’a, poi, decide di sdraiarsi in un’altra sorgente, ma ne sporca l’acqua tanto da renderla imbevibile per tutti gli altri animali.