Kamapua’a contro Limaloa Miti d'Oceania (Parte IV) Viviana Francone
24.09.2009
La mitologia dell’Oceania non conosce precedenti: ignora ovviamente quella classica mesopotamica, greca, romana. Strano allora come il mito di cui stiamo per parlare ci ricordi molto, seppure con qualche variante, quello di Narciso, innamoratosi della sua stessa immagine riflessa nell’acqua. Protagonista di questa storia è ancora Kamapua’a (vedi Miti d'Oceania Parte III) che in questa occasione deve difendersi dagli attacchi del gigante Limaloa, dio del mare e dei miraggi. Quest’ultimo, infatti, cerca di schiacciarlo sotto un masso gigantesco, ma Kamapua’a, tornato guerriero, gli lancia contro un macigno che riesce a bloccare il dio del mare. I due divengono amici e Limaloa persuade Kamapua’a ad aiutarlo a corteggiare le due belle sorelle del signore di Puna, viaggiando da Kipukhai ad Analoha. Il nume-guerriero si reca nel laghetto Ka-waloka-pakiloco (“L’acqua dell’immagine riflessa”) dove vede le due giovani bagnarsi. Le sorelle si innamorano del riflesso di Kamapua’a nell’acqua , ma niente può succedere a meno che esse non si dimostrino gentili anche con Limaloa. Per le due fanciulle costui è un corteggiatore sgradito ma esse cedono ugualmente pur di poter sposare Kamapua’a. Tempo dopo, nelle guerre tra Puna ed i capi Kona, Kamapua’a si dimostra un grande guerriero, combattendo dopo essersi reso invisibile in tutto il corpo ad eccezione della propria mano armata con la mazza da guerra. Alla fine della battaglia decide di tener per sé come bottino i mantelli di piume e gli elmi tolti ai capi uccisi e li nasconde proprio sotto i letti delle mogli, depredate delle spoglie dei consorti defunti. Nell’occultare i trofei, però, Kamapua’a, che ha riportato ferite nei combattimenti, sporca con la mano ferita i tappeti delle case in cui si è introdotto col macabro bottino di guerra. Così le donne si precipitano subito a lavare le macchie. E sono così occupate che il dio ne approfitta per celare i trofei sotto le stuoie utilizzate dalle donne per dormire: in questo modo, però, i giacigli raggiungono un’altezza considerevole. Intanto si è scatenata la caccia al razziatore di cui si sa solo che è ferito: la ricerca dura a lungo ma invano finchè non viene finalmente appurata l’identità del ladro. A Kamapua’a, ormai smascherato, viene proposto di scegliere tra la morte e l’esilio a vita. Egli, ovviamente, sceglie di andar via per sempre da Kauaii, continuando il suo peregrinare ed allungando la lista delle sue mitiche imprese. Come appare evidente, la storia è stata tramandata un po’ mutila di qualche sua parte, e fatalmente discontinua nella trama narrativa, ma l’insegnamento è trasparente: nessuno può sottrarsi indefinitamente dal dire il vero. Accade insomma come nelle favole di Esopo che contengono sempre un’edificante lezione etica.