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Marted́ 07 Settembre 2010
 
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Il lamento di Danae
Un destino in balia del mare
di Viviana Francone
09.04.2010
Siamo alla corte di Argo dove Euridice, consorte del re Acrisio, dà alla luce la figlia Danae. Il re non ha eredi maschi e, preoccupato per la sorte del suo regno, appella l’oracolo per scoprirne il futuro.
Il responso sentenzia che Acrisio non avrà mai figli maschi e che Danae darà alla luce un bimbo che sicuramente ucciderà suo nonno. Appreso ciò, Acrisio decide di chiudere la figlia in una torre fortificata, con porte di bronzo sorvegliate da cani ferocissimi. Ma, come insegna la mitologia, gli oracoli ed i destini non sono fatti per esser plasmati dai mortali: infatti Zeus, sotto forma di pioggia d’oro, elude la stretta sorveglianza architettata dal re di Argo e, penetrando attraverso una fessura di una finestra, feconda la giovane Danae. La prigione di Danae diviene così luogo di salvezza per lei e per il piccolo Perseo, partorito tra quelle mura bronzee. Assieme alla nutrice, Danae alleva il neonato per diversi mesi, finché, tempo dopo, Acrisio non ode un grido del bimbo che è intento a giocare. Egli apprende così della misteriosa nascita ma suppone che a fecondare la figlia sia stato l’odiato fratello Preto per fargli un dispetto. Danae, di contro, cerca incessantemente di convincere il padre che a far nascere il bimbo non è stato un mortale, bensì un dio. Incredulo e terrorizzato per le sorti sue e del regno di Argo, Acrisio chiude figlia e nipote in una cassa di legno che, poi, lascia in balia delle onde. A questo punto si sviluppa la parte più bella, commovente e, insieme, terrificante del racconto. Ecco, infatti, il seguito nei versi del poeta Simonide di Teo
… «Nell'arca variegata,
mentre soffiava il vento,
e si muoveva la corrente,
rabbrividendo pianse, le guance bagnate,
e su Perseo stese la cara mano e disse: "Figliolo,
quale pena soffro!
Tu dormi e, nel dolce
tuo cuore, sei cullato in questo legno crudele,
dai chiodi bronzei, e nella notte
tu splendi, immerso nel buio livido.
Alta sulla tua chioma,
quest'onda tu non
immagini, né l'urlo del vento,
tu che stai nella tua veste
rossa col tuo bel visino.
Ah, se per te fosse ‘paura’ quel che è ‘paura’,
alle mie parole tenderesti il tuo tenero orecchio!
Ma ti prego, dormi, bambino, dorma il mare, dorma
il male senza misura: e venga un soccorso,
Zeus padre, da te!
Ma se la mia parola è avventata
e lontana dal giusto, ti prego, perdonami!»
Dunque in balia delle onde del mare: un mare che madre e figlio ignorano dove possa portarli, un mare che potrebbe essere amico o nemico, un mare che terrorizza Danae ma che al contempo culla l’ignaro fanciullo. Placido nel suo sonno, Perseo attende che il futuro lo assista e che l’abbraccio di questi benevoli flutti lo conduca in salvo verso un destino che si rivelerà eroico.
 
 
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