Arriva il satellite salva tonni Il progetto è firmato dal Cnr di Redazione
24.07.2006
Tutto quello che avreste voluto sapere dei tonni, e non avete mai osato chiedere. E tutto quello che c’è da sapere, d’ora in poi, può dircelo un satellite spia, un po’ in nome della scienza, molto di più in nome di una nobile causa: e cioè salvare il famoso e poderoso pesce dall’estinzione visto che attualmente è tra le specie maggiormente a rischio. Insomma, la tecnologia al servizio di madre natura. Si tratta di un progetto a più mani, firmato dal Cnr in collaborazione con l’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima, con la Stazione Zoologica A. Dohrn di Napoli, con la società Ketos, e finanziato dalla Regione Campania con fondi europei. Il piano ha un nome significativo: Individuazione di indicatori ambientali derivabili da Satellite per la gestione sostenibile degli stocks di grandi Pelagici. E tra le righe del lessico alquanto burocratico si coglie abbastanza agevolmente l’intenzione di monitorare con uno speciale satellite tutti i parametri comportamentali dei grandi branchi per svelare tra l’altro le misteriose leggi che sono alla base delle logiche migratorie dei tonni. Si tratta infatti di una specie che ha una forte propensione a vagabondare da un mare all’altro, cambiando inoltre rotta, come ha confermato la nuova tecnologia adottata, con ciclicità assai frequente: ogni 10 anni infatti il «Thunnus Thinnus» ama ridisegnarsi nuovi itinerari (in precedenza, invece, si pensava lo facesse ogni 20/100 anni). Visto allora che la falcidie , provocata dalla pesca, è ormai al livello di guardia, e visto anche che dai mari italiani si preleva l’11% del totale pescato tra Atlantico e Mediterraneo (ndr: il saldo complessivo è di 600mila tonnellate), è chiaro che per elaborare efficaci strategie di difesa occorre, secondo i responsabili del progetto, saperne di più sulle condizioni ambientali in cui il tonno vive e si riproduce. Intanto tra i dati acquisiti nella mappa degli spostamenti decennali c’è quello relativo alle loro mete preferite: vale a dire stretto di Sicilia, mar Ionio, mar Tirreno, mar Ligure e Baleari. Incrociando poi i risultati emersi dalla videosorveglianza satellitare con quelli documentali, ricavati dai bilanci delle grandi campagne di caccia degli anni 2003 e 2004, è stato accertato che i tonni di grandi dimensioni (oltre i 150 kg) prediligono le acque più calde dello stretto di Messina e del mar Tirreno meridionale. Si è poi scoperto che i tonni di grandi dimensioni si dispongono sia a distanza di 0/20 chilometri dalle acque calde e più popolate di prede sia a distanza di 40/60 chilometri: i più piccoli invece preferiscono la distanza ravvicinata con le acque calde per predare meglio. Il fatto poi che il tonno sia pescato con grande facilità proprio presso lo stretto di Sicilia e presso il canale di Sardegna non è casuale: queste due aree marine, infatti, risultano tra le più ricche di krill, zooplancton mediterraneo che per i tonni rappresenta la vivanda di gran lunga più prelibata.