La notizia è decisamente preoccupante, soprattutto per gli amanti della cucina a base di pesce. Dal 2048 sarà impresa ardua trovare vongole, ricci, tonni, merluzzi, orate e altre specie che, di conseguenza, difficilmente riusciranno a finire nei nostri piatti. Il motivo è che queste specie saranno collassate o ridotte ai minimi termini, tanto che non sarà più possibile pescarle.
La drammatica prospettiva si materializzerà se continueremo a trattare male i nostri mari, in particolare il Mediterraneo che sta peggio degli altri. Uno studio realizzato e pubblicato sulla rivista americana Science da 14 ricercatori appartenenti ad università e centri americani ed europei, ha stabilito che dal 1950 al 2003 abbiamo perduto il 65 per cento delle specie pescate all’inizio del periodo considerato. Di quelle presenti oggi il 29 per cento è “collassato”, vale a dire che di esse è rimasto meno del dieci per cento.
La pesca a strascico è tra le principali indiziate della decimazione dei pesci: è, infatti, uno degli interventi più dannosi per l’ecosistema marino. Dannoso e inutile, perché la metà di quanto raccolto non serve e viene eliminato. L’annientamento di molte specie, inoltre, provoca squilibri ecologici su vaste regioni favorendo la fioritura delle alghe o la crescita abnorme delle meduse. In Italia, la pratica con le reti a strascico con il rapido (un attrezzo con intelaiatura in ferro) o la sfogliera (rete da traino a bocca fissa) è praticata da ben 3.724 imbarcazioni. |