«Per me si va nella città dolente, per me si va nell’eterno dolore, per me si va tra la perduta gente». Frasi incise nel fuoco quelle che accompagnano Dante e Virgilio nel loro viaggio infernale. Epigrafi dannate, sovrane di oscuri meandri senza ritorno, luoghi che evocano ancestrali paure e inquietudini. Eppure oggi, il regno del fuoco diviene fonte di energia, fonte di vita.
Pare che dal 2008 Napoli scalderà l’acqua con le rocce dell’“Inferno”. È, infatti, da poco partito il progetto per la costruzione a Bagnoli di un pozzo profondo due chilometri per estrarre energia dai Campi Flegrei. È proprio qui, in provincia di Napoli, che il poeta Virgilio fantastica sull’eventuale ingresso agli Inferi. Luogo suggestivo e mistico, con le sue fumarole, acque sulfuree e l’intensa puzza di zolfo, da sempre i Campi Flegrei attirano l’attenzione di ricercatori e geologi. Qui il magma appena sotto la crosta terrestre incontra le falde acquifere con le quali innesca un meccanismo ancora in parte difficile da spiegare. Da un lato questo connubio può dar vita a forti eruzioni, dall’altro c’è la possibilità che si verifichino fenomeni di bradisismo, legati all’innalzamento e abbassamento della terra. Nonostante il costante monitoraggio del territorio, finora nessuno aveva mai pensato di perforare la superficie per capire a che profondità si trovasse il magma e riuscire a trasformare tali sommovimenti in energia. Il giacimento, infatti, oltre a poter fornire la giusta forza per attivare le turbine di una centrale elettrica potrebbe soprattutto alimentare gli impianti di riscaldamento immettendo nel circuito cittadino acqua riscaldata dalle rocce bollenti presenti nel sottosuolo. È questo l’obiettivo del progetto internazionale Campi Flegrei caldera Deep Drilling Project, presentato a Napoli dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv).
Secondo Giuseppe Di Natale, responsabile e direttore del progetto insieme alla ricercatrice Claudia Troise, entrambi dell’Ingv, l’interazione tra il magma e la falda acquifera è la chiave per capire i fenomeni di bradisismo
L’iniziativa prevede la costruzione di un primo pozzo nell’area di Bagnoli entro il 2008. Poi la realizzazione di altri (profondi almeno un chilometro e mezzo) nelle acque del Golfo di Pozzuoli, per permettere un primo studio approfondito sul vulcanismo a mare. Entro il 2009, inoltre, si auspica l’apertura di un secondo pozzo a Bagnoli, che sarà utilizzato per sondare la predisposizione del luogo alla creazione di una prima centrale geotermica, e per studiare la struttura calderica e idrica fino a cinque chilometri di profondità.
Questo pozzo - secondo la dottoressa Troise - permetterà di studiare l’intero sistema geotermale, fino al raggiungimento della temperatura critica, momento in cui l’acqua raggiunge il suo stato gassoso, che dovrebbe trovarsi a circa tre chilometri sotto il suolo.
Liscia o gassosa? Per le centrali, a questo punto, meglio “supercritica”.
È la nuova generazione di centrali: i vulcani, da sempre fonte di paura, oggi divengono protagonisti di un importante rilancio economico, essendo enormi “caldaie” che mischiate con l’acqua del sottosuolo, producono energia pulita e rinnovabile. Le tecniche di estrazione di acqua supercritica sono già impiegate in Islanda con successo e questo presuppone per Napoli un rilancio verso il futuro. Un solo pozzo di acqua supercritica potrebbe infatti soddisfare il fabbisogno energetico per un totale di 50 megawatt, riuscendo così a evitare di importare energia dall’estero. |