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Marted́ 07 Settembre 2010
 
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  DIMENSIONE BLU


 
Scoperti 100 siti archeologici subacquei
Gli abissi del Mare Nostrum censiti da Archeomar
di Oscar Medina
18.10.2007
Che il Mediterraneo, ed in particolar modo il perimetro d’acqua che incornicia la penisola italiana, fosse un autentico scrigno di tesori sommersi, è ormai noto da tempo. E proprio a questa premessa si è incardinato il progetto Archeomar, partorito nel 2004 dal Ministero dei Beni Culturali allo scopo di censire, posizionare e documentare l’intero patrimonio archeologico, noto o sconosciuto, disseminato lungo le sponde e nelle acque del Meridione d’Italia. L’indagine sottomarina, affidata per la fase operativa ad un consorzio di imprese pilotate dalla cooperativa Nautilus di Vibo Valentia, è giunta ormai alla sua ultima fase, cioè alla divulgazione dei risultati. Il progetto si è articolato su una scommessa già vinta in partenza, quella sulla presenza certa di giacimenti archeologici ignoti in attesa da secoli di essere rivelati, in un Mare Nostrum che per millenni ha rappresentato un crocevia di scambi culturali e commerciali. Tracce e testimonianze sulle coste e soprattutto sui fondali, insomma, dovevano essercene e numerose per giunta. E la previsione si è rivelata azzeccata. La ricognizione ha monitorato oltre cento siti subacquei del tutto inediti. Ma non basta. Archeomar si è impegnato a fornire adeguati strumenti di tutela e mezzi adatti alla gestione e alla valorizzazione della nuova mappa archeologica, disegnata dai ricercatori. A coordinare le fasi dell’impresa ci ha pensato lo stesso Ministero, in collaborazione con le Sovrintendenze archeologiche delle 4 regioni investite dall’indagine, vale a dire Campania, Calabria, Basilicata e Puglia: soggetti istituzionali ai quali si è affiancata la preziosa vigilanza delle forze dell’ordine sui siti censiti. Sul versante scientifico, supporto e consulenza, forniti dal cartello di imprese ingaggiate per la missione, sono stati a 360 gradi: impegnati infatti specialisti esperti in tutti i settori dell’archeologia, dell’informatica e delle esplorazioni geomarine. Non solo tecnici di prim’ordine, ad ogni modo, ma ovviamente anche metodi e tecnologie d’avanguardia per l’insediamento dei cantieri subacquei: dalle attrezzature avanzate per le immersioni a grande profondità alle apparecchiature subacquee e iperbariche, fino alla robotica marina. Al sontuoso inventario di tesori accertato da Archeomar si è giunti in 4 tappe: raccolta preliminare di informazioni, ufficiali e ufficiose, poi la fase del rilievo strumentale e della verifica «sul campo», inoltre classificazione dei dati, infine la pubblicazione degli atlanti e la divulgazione dei risultati, che si terrà a breve a Roma. Nell’elenco figurano in tutto 287 siti archeologici sommersi, di cui 187 già noti e circa 100 inediti: spicca la prevalenza di relitti navali (ben 135). Per saperne di più: www.archeomar.it
 
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