Il 4 maggio, a Bangkok, è stata pubblicata la terza parte del IV Rapporto dell’IPCC (Intergovernamental Panel on Climate Change) sulle strategie da adottare per mitigare l’effetto serra. Secondo gli scienziati Onu è necessario arrestare entro il 2050 l’aumento dei gas serra, altrimenti saremo colpiti da tempeste tropicali, uragani, inondazioni, ondate di calore e siccità sempre più intense e prolungate, nonché da un aumento del livello del mare tra i 28 e i 43 centimetri fino al 2100.
Il rapporto dell’IPCC prende in considerazione, tra le possibili soluzioni, anche la geoingegneria.
La manipolazione climatica, d’altra parte, non è una novità. Nel 1995 vi sono stati esperimenti di fertilizzazione degli oceani con nanoparticelle di ferro, protagonista il Messico attraverso il Centro de Investigación Científica y de Educación Superior de Ensenada (CICESE). L’obiettivo era di aumentare il plancton della superficie marina, per assorbire l’anidride carbonica (CO2) e abbassare la temperatura del mare, evitando o moderando la formazione di uragani.
Anche il premio Nobel per la chimica dell’atmosfera P. Crutzen da tempo sponsorizza la realizzazione di esperimenti per calcolare quante particelle di zolfo occorra inviare nella stratosfera (ad esempio, attraverso palloni ascensionali fatti esplodere ad una certa quota, determinando il permanere in quota, per almeno 1-2 anni, delle particelle) per raffreddare la temperatura globale di 0,5 gradi.
In un articolo su Climatic Change (agosto 2006) Crutzen approfondisce rischi e benefici che accompagnano il tentativo di raffreddare il pianeta iniettando anidride solforosa nell’atmosfera e fertilizzando il mare con particelle di ferro: “l’ingegneria climatica è l’unica opzione disponibile per contrastare rapidamente l’innalzamento delle temperature”, in ciò dimostrandosi scettico rispetto agli sforzi finora espressi per diminuire le emissioni di gas serra attraverso il meccanismo delle Emissions Tradingimposto dal Protocollo di Kyoto.
A supporto di ciò, un gruppo di metereologi del Korean Meteorological Service di Bonn, utilizzando un supercomputer del Max Planck Institute, hanno simulato 30 differenti modelli climatici per valutare la capacità delle particelle sulfuree di ridurre gli effetti causati dal gas serra. Secondo tali esperimenti, solo in tal modo la temperatura globale potrebbe ristabilizzarsi, anche se dal 2050 in poi; altrimenti, si prevede un disastro!
Insomma, le soluzioni prospettate dalla geoingegneria non sembrano confinare in ipotesi parascientifiche o stravaganti. Si tratta di alternative plausibili, sponsorizzate da scienziati di valore e da organismi scientifici internazionali, che costerebbero meno di quanto si spende per rispettare i vincoli di Kyoto.
Tuttavia, è sospetto che il governo USA prema con tanta insistenza sull’IPCC per promuove la geoingegneria climatica: potrebbe trattarsi di una scappatoia per disimpegnarsi dai vincoli degli accordi di Kyoto. Per ora Bush ha dichiarato al New York Times, il 25 maggio del 2006, che: “abbiamo accantonato il dibattito sui gas ad effetto serra, se siano causati dall’uomo o da cause naturali; ci concentreremo solamente sulle tecnologie che possono risolvere il problema”. D’accordo: ma l’IPCC mette in guardia sull’impatto che la manipolazione climatica potrebbe avere sugli ecosistemi, in particolare quelli marini, dichiarando nel Rapporto che: “le opzioni di geo-ingegneria, dalla fertilizzazione degli oceani agli specchi orbitanti per bloccare la radiazione solare, rimangono largamente speculative e presentano il rischio di effetti collaterali non noti”. Insomma, anziché affrontare le cause del disastro climatico, la geoingegneria potrebbe creare nuove catastrofi?! |