Il mare? Una immensa farmacia Tanti i composti chimici convertibili in medicine di Alvaro Mirabelli
29.01.2008
Che la foresta amazzonica, il più grande polmone di ossigeno del pianeta, fosse un inesauribile giacimento di sostanze curative, che dal suo sterminato numero di specie vegetali (compresi alcuni insetti) si ricavasse il 50% dei princìpi attivi usati in farmacologia, lo si sapeva da tempo. Ora, però, a questo provvidenziale scenario, se ne affianca un altro, altrettanto benefico per l’umanità. L’altra fantastica fonte di cura è il mare, scrigno ricchissimo di risorse terapeutiche dalle dimensioni ancor più straordinarie, ma quasi ancora inesplorato: che infatti gli oceani, in particolare le barriere coralline, siano un’autentica miniera di nuovi farmaci e trattamenti medici lo afferma Chris Buttershill, insigne ecologo marino dell’Istituto Australiano di Scienze marine, in una relazione tenuta di recente a Brisbane in occasione della «Conferenza Ausbiotech». «Il mare? Una risorsa perenne e ancora sconosciuta, ma dalle potenzialità terapeutiche colossali - ha sentenziato lo studioso -. Il motivo è semplice: il 90% di tutti i microrganismi della Terra si trova nel mare e molti di questi sono presenti in esso da tempi immemorabili. Il materiale genetico Dna o Rna - ha spiegato Buttershill - è stato negli oceani per un miliardo di anni e gli organismi multicellulari marini più semplici esistono da 800 milioni di anni: dunque in essi la lunga pratica della sopravvivenza ha sviluppato una formidabile nozione dell’autodifesa chimica da innumerevoli attacchi patogeni». Tra gli esempi più clamorosi, è detto nella relazione, c’è quello delle spugne che hanno numerosi punti in comune con gli esseri umani al punto che alcune loro difese naturali possono essere applicate nelle malattie umane. Altra conferma: al conclave di Brisbane è stato esibito un farmaco per la gestione del dolore intrattabile, ricavato dal veleno di un mollusco piscivoro che vive nella grande barriera corallina australiana. Le acque del quinto continente, in particolare, sono megadiversificate e pullulano di forme di vita marina ricche di composti chimici, convertibili in medicine. Alek Safarian, direttore della Novotech, specializzata in ricerca clinica, ha reso nota la sperimentazione di tre farmaci derivati dal mare: il più promettente è l’antidolorifico AM336, basato sul veleno letale del Conus Catus, gasteropode dalla conchiglia a cono. La sostanza emessa dal predatore stordisce la preda in modo indolore: alcune proprietà sono state, così, estratte e replicate in laboratorio; saranno utilizzate contro i dolori severi e persistenti. Tra gli altri prodotti di sintesi che la Novotech sta sperimentando, c’è anche un farmaco contro il cancro alla vescica, derivato da un gamberetto dell’Atlantico settentrionale. Mare, dunque, da proteggere e tutelare: per salvare noi stessi.