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Marted́ 07 Settembre 2010
 
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Il mio dio del mare
di Rita Valeria Basile
06.07.2006
E' ormai estate, una calda, umida, soffocante estate. Mi chiedo perchè i bambini amino tanto il mare, lo adorano, non uscirebbero mai dall'acqua, e poi mi chiedo cosa succeda ad un certo punto ad ogni bambino che diventa grande, come smetta di essere in un determinato modo per assumere atteggiamenti, abitudini, gusti completamente diversi. Anch'io amavo il mare quando ero una bambina, anch'io restavo in acqua per ore, mi divertivo a nuotare e non m'importava di nient'altro; poi ad un certo punto sono subentrate altre cose, la parte più importante del mare non era l'acqua, ma il sole, stare al sole il tempo necessario per cambiare colore, almeno un po'. Oggi neanche questo ha più importanza, oggi il mare mi è completamente indifferente, anzi quasi un nemico ostile.
Anche se il mare a me racconta in modo particolare di lui. Di quando ero bambina e tutto era semplice e bello. Per questo è diventato un ricordo che fa male, perchè quello che era semplice e bello, non è più soltanto complicato e difficile, è diventato impossibile. Da bambina lui era per me una sorta di dio del mare, l'unico di noi quattro che riuscisse a nuotare da solo, e riuscisse ad andare tanto lontano da scomparire, per poi tornare subito all'orizonte. Ci provavo a seguirlo, anche col mio ingombrante salvagente, ma non ci riuscivo mai. Ma questa sua abilità non si limitava solo alla vita acquatica, si prolungava anche nelle passeggiate per gli scogli, che tra i miei ricordi hanno uno dei posti migliori. Mi piacevano quasi più dell'acqua del mare, ci arrimpicavamo per gli scogli, seguendolo, in una specie di fila indiana, di cui la mamma era sempre l'ultimo elemento, anche perchè portava sempre delle scarpe improbabili, mentre io ero orgogliosa perchè venivo sempre dopo di lui. Ogni volta che mi è piaciuto un ragazzo speravo che mi invitasse a uscire e mi chiedesse dove volevo andare, allora gli avrei chiesto di portarmi nel mio posto preferito, cioè a passeggiare sugli scogli, anzi, sui quei grandi blocchi di pietra che poi portano sul mare, dove andavamo con lui, ma a nessuno finora è venuta questa semplice idea, e comunque non me lo ha mai chiesto un ragazzo che mi sembrasse degno del mio luogo perfetto.
 
Da bambina credo di essere stata una piccola selvaggia: correvo per gli scogli, non avevo paura degli insetti, potevo prendere in mano una lucertola, tenendola per la coda, parlavo senza riflettere, non mi pettinavo i capelli e gli saltavo addosso arramicandomi sulla spalliera del divano quando tornava da lavoro. In quel periodo credo di essergli piaciuta abbastanza, un maschiaccio così forse lo risarciva un po' di non avere figli maschi. (Ci ho pensato un'ora fa, guardando la partita Italia - Australia dei Mondiali, e sentendo le grida dei vicini, padri e figli, che incitavano, commentavano, inveivano insieme, gli deve essere mancato non avere qualcuno con cui condividere queste cose, con cui guardare le partite; io avrei tanto voluto ricompensarlo con un genero adatto, ma ci mette più del previsto ad arrivare). Poi però improvvisamente, appunto, sono cresciuta, gli insetti hanno iniziato a provocarmi reazioni di ribrezzo, ho iniziato a rimanere in educato silenzio, a custodire gelosamente i miei segreti, tutto ha iniziato a spaventarmi, i capelli dovevano essere ben ordinati, e la cosa più importante è diventata essere carina: l'unica cosa che non è cambiata è che alcuni uomini probabilmente continuano ad avere più seno di me.
Mi rendo conto che deve essere doloroso quando le uniche cose che consideri esclusivamente tue (i figli) iniziano a ribellarsi all'idea di essere di qualcuno e a reclamare la propria libertà. Forse sarebbe bello se si potesse bloccare la vita in un istante perfetto, un istante in cui ognuno di noi raggiunge la felicità, forse sarebbe bello, ma di certo è impossibile, la vita scorre, a volte veloce, a volte lenta, ma comunque finisce sempre prima che si possa realizzare quello che si è desiderato, programmato, prefisso, sperato, lasciando solo frasi non dette, gesti non compiuti, appuntamenti mancati, luoghi non visitati, strade non percorse, bambini non visti e cuori spezzati.
Il mare. Il mare era uno dei sogni non realizzati, era un regalo che non verrà scartato: quando saremmo state noi a portarlo a mare, su qualche spiaggia diversa, dove per una volta lo avremmo potuto viziare, dove potesse sentirsi un uomo che vale e sentire magari quello che le parole non riuscivano a dire.
 
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