Costa della Morte, luogo magico e “maledetto” Bellezze e storie in nero di seppia di Flavia Pascariello
18.01.2006
Spagna. Il tratto di costa gallega che va da Cabo de San Adrian fino a Fisterre, è chiamato Costa della Morte (nella foto). Un susseguirsi di insenature, piccole e grandi, circondate dall’abbraccio di promontori rocciosi che si gettano nel mare, rendendola un luogo incantato ed incantevole. Il nome viene dalla morfologia del territorio, (che vuole la Costa della Morte screziata di rocce che sfiorano, dal fondo, la superficie dell’acqua, anche a pochi metri dalla battigia, di venti forti e mare impetuoso e violento), dalle leggende e dai numerosi fatti di cronaca che hanno interessato questo luogo. Si racconta che in passato, gli abitanti erano così poveri, che alla vista delle navi da carico accendevano fuochi per ingannare le imbarcazioni inducendole a scontrarsi contro le rocce. Il mare, loro complice, portava la mercanzia sulle bianche spiagge e gli abitanti la raccoglievano.
In questo luogo della Galizia, il mare è da sempre la principale fonte di sostentamento della popolazione e assieme ad esso, oltre ad accogliere un delicato e prezioso ecosistema. Qui cresce un particolare tipo di mollusco chiamato in spagnolo “percebe”. Questo pregiatissimo frutto di mare, ha una forma molto particolare, allungata, con una sorta di cappello in cima e cresce principalmente in questa zona della Spagna, sulle rocce che più violentemente vengono colpite dalle onde oceaniche. Anche i percebes hanno in qualche modo contribuito all’oscura fama della Costa. Per recuperarli, bisogna aspettare che l’onda si ritiri, staccarle dalla roccia a cui sono saldamente ancorate e correre via prima che l’onda successiva s’infranga nuovamente. A volte i pescatori non hanno il tempo di spostarsi e ogni anno qualcuno perde la vita nel tentativo di coglierli. Questo è il motivo per cui sono così pregiati e costosi.
La Costa è ricordata anche per i naufragi. Il primo scrittore che si interessò ai disastri marittimi nella zona fu Francisco de Ramón y Ballesteros, che nei suoi due libri, Sinfonia in Mar Maggiore e Fantasie e Realtà della Costa della Morte, raccolse tutte le testimonianze dal 1830 al 1970. Il più celebre è quello della nave inglese “the Serpent” che diretta nel 1890 in Sierra Leone, si andò a scontrare contro Punta do Boi. Dei 175 membri dell’equipaggio, se ne salvarono solo tre che andarono a cercare aiuto. Gli altri furono trascinati dall’impietosa corrente del mare sulla spiaggia, tanto che, la stessa ora è chiamata Il cimitero degli inglesi. La selvaggia bellezza di questi posti e le storie intessute tre le correnti rendono la Costa della Morte uno di quei luoghi rari, che merita, almeno una volta nella vita, d’esser visto.