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Speciale Galassia Gutenberg
La libertà secondo Larsson
di Antonella Carlo
17.03.2007
 
 «Per me navigare non è una gara, non è American Cup, non è il “Martini” sorseggiato piano a bordo di lussuosi velieri. Navigare è un’avventura dello spirito e della mente, che ti costringe a metterti in gioco. Sempre».
 Parola di Björn Larsson, scrittore svedese, docente di letteratura francese all’Università di Lund, filologo e traduttore: in Italia, con la casa editrice “Iperborea”, ha pubblicato “La vera storia del pirata Long John Silver” (1998) ed “Il segreto di Inga” (2003).
 Il mare Larsson lo conosce bene, perché su una barca, tra le onde e le tempeste, ha trascorso più di sei anni della sua vita: senza telefono, senza luce, egli viaggiava, come ci racconta, «con l’entusiasmo di andare, di vagare di meta in meta, di porto in porto, per comprendere il vero segreto della natura». Da questa esperienza straordinaria è nata l’autobiografia “Il bisogno di libertà” (Iperborea, 2007), che l’autore ha presentato a “Galassia Gutenberg” in un percorso diacronico attraverso ricordi e memorie personali.
 La copertina del libro riesce ad esprimere, forse, il contenuto dell’intero lavoro: due barche a vela volano parallele sull’acqua, leggermente increspata dal vento. Sul mare della vita si viaggia in coppia, eppure l’avventura è sempre personale, autonoma, indipendente: ed anche questo Larsson lo ha sperimentato sulla sua pelle, mentre navigava, con la sua compagna, tra le fredde e solitarie coste del Nord Europa. Ne è scaturito un diario appassionato, in cui lo scrittore dice che «non si nasce liberi, lo si diventa», costruendo, con la forza dei sogni, il proprio futuro. La letteratura, d’altro canto, come la navigazione, ha la sua cifra caratteristica nell’incertezza, nella sorpresa, nell’estemporaneità: «chiunque non si sa adeguare all’imprevedibile corso dell’esistere, rimarrà uno schiavo immaturo. La libertà è una conquista faticosa, cementata dall’esperienza di chi osa sfidare leggi e dettami obsoleti. La mia vita è una ricerca continua ed indipendente, alimentata da sogni sempreverdi: sogno di veder crescere mia figlia nel migliore dei mondi, sogno di rimettermi in nave per una nuova avventura, sogno di scrivere il mio capolavoro, nella libertà e nell’autenticità degli affetti».
 Si sentiva libero, Björn Larsson, quando, diciottenne, si sottraeva dal servizio di leva, ed era costretto ad essere rinchiuso per mesi e mesi in una cella oscura; si sentiva libero, da adulto, tra ghiacci e scogliere, per poi arrivare in porti accoglienti, dove ritrovava carta e penna. Si sente libero, oggi, quando pensa di essere «svedese, francese, e perché no, italiano»: in un’identità ricca e composita, si ricompongono i tasselli della vita avventurosa di un navigatore bello e spregiudicato.
 
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