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Speciale Galassia Gutenberg
Il mito delle sirene, tra passato e presente
di Antonella Carlo
17.03.2007
Seduttrici. Ingannatrici. Misteriose. Inafferrabili. Le sirene, affascinanti creature mitologiche, hanno attraversato secoli e secoli, hanno superato ostacoli e barriere temporali, colorando l’immaginario di popoli e culture differenti: eppure, ancora adesso, «la filologia non riesce a rinchiuderle in una dimensione univoca. Ancora adesso, le sirene hanno un valore simbolico così articolato, da non poter essere esaurito in una sintesi definitiva».
 Le parole sono del professor Luigi Spina, che, insieme al professor Maurizio Bettini, ha scritto il saggio “Il mito delle sirene. Immagini e racconti dalla Grecia ad oggi” (Einaudi, 2007): in un lungo viaggio diacronico, tra filologia, antropologia, critica letteraria, si dipana la complessa storia di un mito, ripercorsa nelle sue diverse e caleidoscopiche sfaccettature. A “Galassia Gutenberg”, in una conferenza che si è avvalsa del prezioso contributo del professor Corrado Calenda, l’autore Luigi Spina ha tracciato le coordinate fondamentali del suo lavoro: il libro vuole rispondere, innanzitutto, a due domande, “Chi sono le sirene?” e “Cosa cantano le sirene?”. Per questo, il saggio è diviso in due grandi sezioni: la prima è intitolata “Una vita da sirena” e la seconda, invece, si occupa de “L’eco delle sirene”. Come premessa allo studio, ci sono “Il racconto delle sirene” di Maurizio Bettini e “Il mito delle sirene” di Luigi Spina; a conclusione del testo, il lettore può trovare un’ampia appendice iconografica, realizzata con la collaborazione di Stefano Chiodi e Claudio Franzoni.
 La descrizione della lineare struttura del saggio è funzionale a districarsi nel mare magnum di materiale bibliografico, rielaborazioni letterarie ed artistiche, episodi mitologici, ricostruiti e riproposti, con pazienza e chiarezza espositiva, da Spina e Bettini. Inoltre, «la collocazione delle note alla fine del corpus testuale, e non a piè di pagina», commenta il professor Calenda, «aiuta a seguire i fili del racconto, che non sempre risponde alle leggi della cronologia».
 Eppure, al di là della cura scientifica alle radici del lavoro di Spina e Bettini, il punto di forza del discorso si ritrova nel misterioso fascino simbolico delle sirene: queste creature, mute per Kafka ed ingiuriose per Brecht, conservano un incanto ineffabile, che riesce ancora a far riflettere i viaggiatori postmoderni. Così, mentre temiamo che le nostre sole sirene metropolitane appartengano ad autoambulanze e fabbriche, il richiamo delle seduttrici di Ulisse può, quasi per caso, calamitare le nostre orecchie. Non riusciamo a comprendere le parole: ma è forse proprio un enigma indefinito ad alimentare le suggestioni sempreverdi di un mito millenario.
 
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