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Musica/ Silvestri, latitante sull'isola della musica
Silvestri attraversa il mare delle classifiche col tormentone sanremese
di Gianluca Massa
10.05.2007
Dopo avere soggiornato per circa cinque anni sull’isola del latitante (come mostra nel suo sito http://www.danielesilvestri.it/) Daniele Silvestri sbarca sulla terra ferma con un nuovo album, anticipato da ben due singoli ed una propizia apparizione al Festival di Sanremo. Titolo più appropriato non poteva scegliere: Il latitante, per l’appunto, è un disco fresco ed eterogeneo, in cui il cantautore romano ci propone un ottimo fritto di paranza misto e ben condito. 13 canzoni “fresche di rezza”, che sanno un po’ di mare e un po’ di cemento, cariche di doppi sensi, ironiche ed enigmatiche. E su tutte domina il tormentone La paranza, che, dopo la presentazione al Festival, è la più scaricata dalla rete e trasmessa dalle radio. Un calypso frizzante ed un testo goliardico, dai profumi estivi e leggeri. Una danza da ballare “comodi comodi”, assolati e latitanti su isole, atolli, spiagge affollate. Una canzone che a Ponza è piaciuta al punto da essere eletta da pescatori, ristoratori e persino dall'amministrazione locale come inno alla pesca storica e tradizionale dell'isola.
E intanto, Silvestri, tranquillo sulla sua paranza, attraversa il mare delle classifiche, sostenuto dai venti a favore del pubblico. Ma la prima vera anticipazione del disco è stata Mi persi: un brano morbido e raffinato, che farà parte della soundtrack della commedia noir Notturno Bus di Davide Marengo. Un pezzo presentato (in maniera del tutto inusuale) in radio per un solo giorno, senza possibilità di replica, che ospita la tromba di Demo Morselli. E sebbene latitante, Daniele Silvestri non si nasconde dagli amici. Così che, nel disco, gli ospiti fioccano, da Mauro Pagani e il suo violino in Love is in the air, al (quasi) sempre presente Max Gazzè che suona il basso in ben 4 pezzi; dal cileno Jeorge Coulon degli Inti Illimani, in Ancora importante, ad Andrea Leuzzi, voce degli Otto Ohm, in A me ricordi il mare. Ed è questa la perla perfetta che luccica nel disco: un brano dolce e cadenzato dal sapore malinconico, intriso di ricordi in sequenza di una vacanza popolare, come istantanee nitide e pulite di un amore che profuma di mare, sinuoso ed incerto come l’ondeggiare veloce delle sue acque. Acque che diventano torbide nell’introspettiva Sulle rive dell’Arrone, pensieri confusi di un enigmatico ultratentenne adagiato sulle sponde di una strana ed inquietante melodia dalle sonorità liquide e cupe. Diversamente è l’orecchiabile e simpatica Gino e l’Alfetta, sorretta da un accattivante beat dance, per affrontare con facile ironia la bisessualità di un uomo diviso tra Maria e Gino. Il latitante è un disco che non sfugge a quella solita versatilità musicale e testuale che caratterizza il cantautore romano. Così che si passa dalla bossanova jazzata di Faccia di velluto, alle atmosfere rarefatte di Ninetta nanna, uno stornello romanesco amaro e stralunato; dalla “manfrina” Prima era prima, già sigla della fiction “Padri e figli”, all’esplosione bandistica di Che bella faccia, ritratto ironico su Silvio Berlusconi, per il quale Mariano Apicella ha rinunciato l’invito a suonarci la chitarra. Insomma, non c’è solo un buon fritto di paranza, in questo disco, ma anche altre ottime squisite canzoni, tutte condite con una buona spruzzata di limone.
 
 
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