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Musica/La finestra dei Negramaro
Non solo amore nel cd della band salentina
di Gianluca Massa
15.11.2007
Una finestra aperta in bilico sul mondo che li circonda, dalla quale passa la loro musica. Stiamo parlando dei Negramaro, la band pugliese che qualche anno fa ha dominato le classifiche italiane col pluripremiato Mentre tutto scorre. Tornano con il loro 3° album dal titolo La finestra: 14 nuovi brani che intrecciano l’energia del rock con l’elettronica ed orecchiabili melodie pop. Una sorta di ritorno alle origini, per un disco viscerale e minimale. Le canzoni, mai banali e scontate, tutte scritte dalla mano sapiente del frontman Giuliano Sangiorgi, mettono in luce le migliori doti del gruppo, che non si piega davanti ad esigenze troppo commerciali. Così che La distrazione, brano di apertura del disco, fa subito capire che i 6 ragazzi salentini di stoffa da vendere ne hanno in abbondanza: chitarre distorte su di un incisivo elettro-rock carico e grintoso che si lascia subito canticchiare e ballare. Ma è il singolo Parlami d’amore a far schizzare il disco in vetta alle classifiche italiane. Un brano fresco dai sapori estivi, ritmato e solare con un efficace linea melodica, già tormentone nelle radio, ed un videoclip che omaggia il film “La vita è bella” di Roberto Benigni. I sapori dell’estate arrivano anche nell’ironica e un po’ autocelebrativa Giuliano poi sta male, su cadenzate ritmiche britpop, fresche e un po’ cantilenanti. “E’ la voglia di avere sostanza, non più forma…”, spiega Sangiorgi, cercando cose semplici e naturali, come una “vita in riva al mare”. E di mare i Negramaro ne sanno qualcosa. Così che portano tutta la bellezza delle acque dell’Adriatico nell’ispirata Neanche il mare: un brano di ampio respiro, profondo come il mare stesso. Parole intense e delicate articolate su di un ispirato bolero moderno, tra malinconia e dolcezza, che ricorda i pezzi cantautorali degli anni ’70. Meritano attenzione anche l’armoniosa L’immenso, decisamente più leggera e le ballate quasi acustiche Un passo indietro, Quel posto che non c’è e Una volta tanto (Canzone per me): parole dolci, sussurrate al cuore dagli ottimi falsetti di Giuliano Sangiorgi. A metà disco si colloca la titletrack La finestra, in cui i Negramaro perdono un po’ di coraggio, lasciando piatto e monotono il beat elettronico, che avrebbe meritato un apertura più hard rock, in vecchio stile. Piena di carica è E ruberò per te la luna, pezzo incalzante in cui la voce di Giuliano Sangiorgi si mescola a quelle del Coro dell’Accademia di Santa Cecilia, riuscendo ad evocare atmosfere quasi gotiche e dark. Stupendo è il duetto con Jovanotti in Cade la pioggia, fatta di intensi tappeti d’organo e morbide chitarre in un crescendo che culmina con il magistrale rappato di Lorenzo Cherubini sul finale. Chiude E’ così, dolce ballata acustica per voce chitarra ed archi, prima di Pelle e calamaio, acida ghost track fatta di suoni cacofonici, accordi ripetitivi e voce distorta, che sarebbe meglio lasciare nascosta. Un disco nato “di pancia”, come scherzosamente affermano, ovvero di getto, frutto di una maturità artistica che li eleva a una delle migliori realtà pop/rock italiane. Registrazioni made in Usa (ai Plant Studios di San Francisco) ma preproduzione tutta italiana: “l’abbiamo fatta nel Salento” spiega Sangiorgi, “nella nostra terra, soprattutto a Santa Maria di Leuca… finalmente al mare, finalmente a casa”.
 
 
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