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Acque
Anche le imbarcazioni soggette ad Iva
di Adelaide Caravaglios
09.04.2010
Acque “salate” per il posto barca. Lo ha stabilito l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione ministeriale n. 1/E del 19 gennaio 2010: più precisamente, l’amministrazione finanziaria non avrebbe accolto le tesi di una società commerciale privata, secondo la quale la concessione di beni del demanio marittimo, potendosi assimilare alla locazione di terreni ai sensi dell’art. 10, comma 1, n. 8 del D.P.R. n. 633 del 26 ottobre 1972, dovrebbe essere esente dall’imposta sul valore aggiunto (considerazioni, queste ultime, rinvenibili in una sentenza non recentissima della Cassazione, la n. 6138 del 13 marzo 2009).
Ad avviso dell’organismo del Ministero delle Finanze “le conclusioni raggiunte dalla Suprema Corte non possono estendersi integralmente al caso oggetto dell’istanza di interpello in esame”, in quanto non sarebbero mutuabili “le indicazioni relative al regime Iva applicabile all’operazione di concessione, atteso che la citata sentenza n. 6138, pur riferendosi ad ambiti portuali, non riguarda le locazioni di posti barca”.
Cerchiamo, allora, di capire i motivi che hanno spinto l’ente impositore alla diversa interpretazione. Dando un’occhiata all’art. 13, parte B, lettera b) della sesta direttiva, che prevede espressamente l’esenzione dall’applicazione dell’Iva per determinati atti, si può notare da subito che non v’è menzione alcuna di ‘concessione posti barca’ et similia; recita, infatti:
“Sono esenti dall’applicazione dell’Iva l’affitto e la locazione di beni immobili ad eccezione:
1) delle prestazioni di alloggio […] effettuate nel settore alberghiero o in settori aventi funzioni analoghe;
2) delle locazioni di aree destinate al parcheggio di veicoli;
3) delle locazioni di utensili e macchine fissate stabilmente;
4) delle locazioni di casseforti”.
Come mai, allora, l’assegnazione di “posti barca” ha finito con l’essere equiparata a quella di beni immobili? E perché – nonostante inquadrati come “beni immobili” – alla fine non vengono esentati come previsto dall’articolo menzionato?
In effetti, il problema sostanziale che presenta la “quaestio iuris” è di natura squisitamente interpretativa e la risposta (che poi è la stessa che ha indotto l’Agenzia ad applicare al canone di locazione in oggetto l’aliquota ordinaria del 20%) può essere rinvenuta nelle motivazioni addotte: “da una giurisprudenza costante – si legge, infatti - risulta che la caratteristica fondamentale della locazione di beni immobili consiste nel conferire all’interessato, per una durata convenuta e dietro corrispettivo, il diritto di occupare un immobile come se ne fosse il proprietario” escludendo, di conseguenza, qualsiasi altra persona dal beneficio di tale diritto. “Ora – continua – la circostanza che oggetto della locazione sia una data porzione di bacino portuale e che tale porzione sia – come è ovvio – sommersa dall’acqua, non può essere certo di ostacolo a classificare la predetta porzione alla stregua di «bene immobile»”.
È chiaro che se ci fermassimo a questo punto dell’analisi interpretativa, applicando, cioè, alla lettera l’art. 13, parte B, lettera b) summenzionato, dovremmo concludere per l’esenzione dall’applicazione dell’imposta; però – ed è qui che sta la “virata” – “nel caso di specie essa non sarebbe giustificata da alcuna valida ragione di carattere socio-economico”. Ecco perché la locazione di posti barca e per il rimessaggio delle imbarcazioni da diporto è da considerarsi assoggettabile ad Iva.
 
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