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Libri/ Il Navigante di Franco De Chiara
Un viaggio interiore tra una virata e l'altra sul Mediterraneo
di Aurora Cacòpardo
17.05.2012
Memoria, tempo, paura, morte. Temi nodali, questioni metafisiche e, per quanto possa sembrare strano, questi concetti filosofici si muovono e attraversano il lunghissimo lavoro di Franco De Chiara: "Il navigante" (edizioni Rocco Carabba).
Una storia di mare. E di molte altre cose. Accade d'improvviso, in un preciso momento della nostra esistenza, un desiderio improrogabile di fare il punto, di raccogliere pezzi sparsi del nostro vissuto, di mettere insieme reperti importanti prima che, impietosa, la polvere dell'oblio ne cancelli le tracce. È ciò che accade ad Arturo in un giorno di Ferragosto mentre è al Circeo ed ha con sé un ospite di eccezione "...la figlia americana, ma mediterranea nell'aspetto..." che condivide con lui la passione per il mare, l'amore sconfinato per la vela. Così salito a bordo del suo Flying Junior veleggia lungo le coste del Circeo tenendosi il più lontano possibile dalle spiagge affollate e da altre importanti imbarcazioni, complice il Maestrale che lo allontana sempre più da una Umanità mediocre e ben felice di esserlo. Ciò che Arturo non ha potuto prevedere è un impellente improvviso bilancio interiore che il suo io pretende di fare. Si guarda dentro, si interroga, scava nella memoria, ne scruta gli angoli più segreti e la pellicola, poco a poco e con ritmo ineguale prende a srotolarsi: la sua vita trascorsa tra Roma e New York il lavoro in Tanzania, le isole Mauritius e le Seychelles, l'odore di marcio nei porti di Dar es Salam, la presenza ingombrante del padre infedele e menzognero, architetto famoso morto dieci anni prima, il viaggio in Australia dal fratello Daniele, la dolorosa separazione dalla moglie: così tappa dopo tappa ripercorre la sua vita tra una virata e l'altra con motoscafi e grossi cabinati che gli sfrecciano intorno. Nel suo personale segreto diario di bordo Arturo è costretto ad ammettere il suo difficile rapporto con un'umanità soggiogata dall'avidità, dal narcisismo, dalla spregiudicatezza e dall'imbecillità. Avverte che ha un patrimonio di valori e vorrebbe contribuire in qualche modo alla rigenerazione dell’uomo, di non limitarsi ad essere spettatore della deriva a cui il mondo contemporaneo sembra irrimediabilmente dannato. A fare da controcampo a questo universo sinistro c'è il mare Mediterraneo azzurro e limpido e l'oceano possente ed immenso. D'improvviso Arturo avvertì una grande felicità: era un navigante che non aveva alcuna voglia di arrendersi mentre il Flying doppiava la diga frangiflutti del Circeo un grande cabinato a motore stava compiendo un' ampia virata in un tratto di mare all'interno della linea delle boe dove non avrebbe mai dovuto trovarsi. Il cabinato non accennava a rallentare ed Arturo lo vide puntare dritto contro di lui con un rumore assordante che sembrava provenire da tutte le parti mentre a poppa si sollevava un metro e mezzo di scia bianca e compatta e quella fu l'ultima cosa che Arturo vide. Il libro ci offre anche uno spaccato storico: una testimonianza, un ricordo, una pagina della nostra storia nazionale: l'eccidio di Cefalonia. L'abilità di Franco De Chiara è quella di saper fondere la precisione storica con il piglio dell' ottimo narratore.
 
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