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L'allarme di Oceana: diminuiscono i boschi marini
Sono ecosistemi produttivi, otto volte più redditizi dei boschi tropicali
di Redazione
07.06.2012
Nella Giornata mondiale degli Oceani (8 giugno), l'organizzazione internazionale per la conservazione marina “Oceana” lancia l'allarme sulla progressiva riduzione dei boschi marini europei provocata “dal cambio climatico e da un'attività umana irresponsabile". Un processo per cui "ogni anno si perdono migliaia di ettari di questi ecosistemi, una distruzione che passa inosservata e che pregiudica centinaia di specie". Per questo motivo, chiede agli Stati Membri dell'Ue l'applicazione di "misure urgenti che detengano la scomparsa dei suoi ecosistemi più redditizi".

Il cambio climatico, la contaminazione, l'attracco di imbarcazioni, l'uso di determinate tecniche di pesca, il sovrasfruttamento delle risorse marine, le specie invasive o la costruzione costiera "sono solo alcune delle cause che hanno contribuito al drastico degrado sperimentato dalla maggior parte dei sistemi vegetali marini negli ultimi decenni". Ciò nonostante, "i boschi marini si trovano tra gli ecosistemi più produttivi del pianeta dato che un ettaro di macroalghe o fanerogame marine può arrivare a generare più di 18.000 euro annuali di benefici economici, 8 volte più di un bosco tropicale".

Se la perdita di massa 'forestale’ marina si stesse producendo a questa stessa velocità sulla terra, "sarebbe uno scandalo e rappresenterebbe un tema prioritario in tutte le agende e nei dibattiti politici - segnala Ricardo Aguilar, direttore ricerche di Oceana Europa -. Prati di fanerogame, boschi di kelp, manti di fucales, fondi di coralligeno o letti di rodoliti hanno la stessa importanza, o probabilmente maggiore, di un querceto, di un rovereto, di boschi radi di sugheri e querce, di un bosco di betulle o di faggi, di pinete che coprono la pelle dell'Europa, anche se la maggior parte dei cittadini non sanno neppure che esistono".

"I paesi del sud dell'Europa sono quelli che maggiormente soffrono il rischio di perdere il loro boschi marini - spiega Oceana - dato che molte delle specie più importanti si trovano proprio qui, in corrispondenza del loro limite meridionale di distribuzione e qualsiasi cambiamento nel loro ambiente può essere devastante".

I boschi marini "sono una difesa colossale contro l'erosione costiera, che costa all'Europa circa 90.000 milioni di euro all'anno - segnalano gli ambientalisti - tuttavia, la Ue dedica scarse risorse alla protezione di questi habitat, pur sapendo che ogni euro investito nella conservazione marina e costiera produce, come minimo, un beneficio pari a 10 e 15 euro. Gli ecosistemi marini apportano, inoltre, all'Europa degli utili netti di oltre 20.000 milioni di euro".

Insomma, "siamo diventati tutti degli incendiari dei boschi marini, ma sono i politici coloro che forniscono i fiammiferi ai piromani e distolgono lo sguardo quando si iniziano a scorgere le fiamme - denuncia Ricardo Aguilar, direttore ricerche di Oceana Europa - è urgente che la Ue avvii un piano per frenare la deforestazione marina e che i governi includano questi habitat tra le loro priorità di conservazione".

In tutta l'Europa si sono prodotte varie morìe, come quella dei kelp del Golfo de Vizcaya, delle Cystoseira del Mediterraneo o dei prati di Zostera dell'Atlantico, ma nessuno ha dato l'allarme. "Tutto è successo in silenzio e lontano dalla vasta della maggior parte degli europei", accusa Oceana.

Alghe con un'altezza superiore a 4 metri, come i kelp, manti boscosi composti da decine di specie di Cystoseira (alghe brune a forma di piccoli abeti), prati marini con oltre un migliaio di specie vivendo assieme, fondo di alghe rosse in grado di fissare il carbonio e di produrre calcio, distese a perdita d'occhio di alghe che proteggono la costa contro l'impeto del mare o labirinti di alghe rosse, brune e verdi che costituiscono l'habitat e il rifugio di specie di interesse per la pesca, sono solo alcune delle formazioni "boscose" marine che stanno "bruciando" dinanzi "alla passività dei governi".

Le fanerogame marine, piante con fiori e frutti che formano estese praterie marine, stanno diminuendo ad un ritmo del 3-5% annuo e la maggior parte "potrebbe scomparire in meno di un secolo", denuncia Oceana. I boschi di kelp, le alghe di maggiori dimensioni del pianeta, che un tempo albergavano centinaia di specie e mantenevano la pesca costiera in grandi zone dell'Europa, "crescono adesso in zone isolate di dimensioni ridotte, essendone stata alterata la densità e distribuzione o modificata la composizione, riuscendo a malapena a mantenere la loro funzione di 'bosco’".

Le Cystoseira, frequenti in tutto il Bacino Mediterraneo, ma presenti anche nell'Atlantico Nord e in zone della Macaronesia, "hanno oggi ridotto la loro presenza a scarse macchie o a boschi impoveriti, con una scarsa presenza di specie". Specie un tempo estremamente abbondanti, come le Chorda filum, il "muschio irlandese", le "querce marine" o i sargassi europei sono solo aneddoti "in un paesaggio marino sempre più impoverito e alterato".

Oceana sviluppa la sua campagna di protezione del Banco Gorringe (Portogallo) grazie al sostegno della Foundation for the Third Millennium.
 
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